giovedì 17 novembre 2011

Dal boycott al buycott, Carrotmob!


Fare Markethics è soddisfare i bisogni ed i desideri dei consumatori (assieme al nostro profitto naturalmente) migliorando il mondo, le persone e l'ambiente. Fare Markethics conviene ai "produttori" così come ai "consumatori", come dimostrano le nuove iniziati di buycott. Cosa significa ed in cosa consistono?

Fare buycott sostanzialmente è fare boycott al contrario: se nel secondo caso ci impegniamo a non comprare e a non far comprare prodotti e/o servizi di aziende non etiche, nel primo caso invece promuoviamo azioni di consumo critico allo scopo di sostenere le buone iniziative delle aziende in campo politico, sociale ed ambientale. Il termine nasce con un'iniziativa che suggeriva di comprare benzina venezuelana in quanto proveniente dall'unico stato (il Venezuela) con un presidente democraticamente eletto tra quelli produttori di petrolio (e dalla controversia di tale proposta si può vedere anche la sua fragilità).

La logica sulla quale si basa è semplice, utile e condivisibile:
  1. Le aziende si impegnano in azioni politiche, sociali e/o economiche di citizenship;
  2. I consumatori le valutano, e se le dovessero ritenere utili danno vita ad azioni di Social Shopping;
  3. L'azienda vede premiati i suoi sforzi con gli acquisti, ed offre sconti a coloro che partecipano al consumo critico;
  4. Il Mondo ringrazia.

Carrotmob mette in pratica questo concetto. Premiare le aziende etiche invece di boicottare quelle non etiche. Rispecchia a pieno quel principio del Markethics che sprona non solo a "difendersi" dalle cattive aziende, ma ad aiutare quelle virtuose. Il concetto è ben spiegato dal video di seguito (sempre di Carrotmob).


I primi esempi di buycott sono fantastici. Si passa dal negozio di quartiere che arriva a guadagnare 9.000 dollari in un giorno, fino ai progetti della francese Planetmob che ispirandosi a Carrotmob propone progetti global-friendly in cambio di Social Shopping all'azienda che li realizza. Che facciamo, buycottiamo anche noi?

Un grazie a Roberto Venturini che mi ha fatto conoscere tale iniziativa sul suo blog. L'articolo originale lo trovate qui.